venerdì 12 febbraio 2021

Radio Vaticana compie 90 anni

Quasi 12mila ore di trasmissione in un anno, tra radiocronache, programmi informativi, liturgici e musicali. È la carta d’identità della Radio Vaticana, l’emittente della Santa Sede, voluta da Pio XI, che la affidò alla Compagnia di Gesù, e che venne costruita da Guglielmo Marconi novanta anni fa. Oggi trasmettiamo in 41 lingue e ogni giorno portiamo le parole del Vangelo e la voce del Papa in tutto il mondo.


Questo anniversario è per noi particolarmente impegnativo. Celebriamo infatti il novantesimo mentre è in corso una delle prove più grandi per l’intera umanità a causa della pandemia da COVID-19. La nostra missione è da sempre non lasciare nessuno da solo e portare la speranza dell’annuncio cristiano, la voce del Papa e leggere i fatti alla luce del Vangelo. Questo momento ci interroga e ci sfida ulteriormente. Quando ad esempio il 9 marzo del 2020 Papa Francesco ha deciso di iniziare a celebrare in diretta la Messa a Casa Santa Marta, permettendo a tutto il mondo di pregare con lui, poiché le celebrazioni con la presenza di persone in molte nazioni erano sospese, il nostro impegno, tecnico ed editoriale si è moltiplicato. Oltre al servizio delle tele-radiocronache in più lingue, abbiamo creato nuovi programmi, podcast, diffuso audiolibri, per essere vicini a tutti, per arrivare in ogni angolo del pianeta. In questi mesi, oltre ad informare, continuiamo a raccogliere e raccontare storie di vicinanza, di soccorso, di solidarietà. Mostriamo il volto della Chiesa e di tutta quella parte di società che costruisce ponti, spesso in maniera silenziosa, aiuta e include.

La radio, ci dicono statistiche e ricerche, gode di ottima salute. In molte parti del pianeta, oltre ad essere emissione di onde, è anche immagini, messaggi, interazione. La radio abita i social media, ne è divenuta parte. Sicuramente è immediatezza e rapidità. La nostra vocazione è portare la Buona Notizia a tutti e per farlo usiamo onde e bit. La riforma voluta da Papa Francesco ci ha proiettati anche in una nuova dimensione, caratterizzata dall’integrazione con gli altri media, a partire dall’Osservatore Romano. Il personale della Radio Vaticana, che proviene da 69 nazioni, ha permesso la nascita del portale Vatican News, in cui sono presenti flussi video, fotografici, audio e testuali. Per fare un esempio: i podcast della Radio sono diffusi anche attraverso i social dei media del Dicastero per la Comunicazione, spesso sono corredati da immagini e grafiche. E ancora, i servizi dei radiogiornali o programmi diventano non di rado pagine web e articoli de L’Osservatore Romano. Siamo l’espressione di un grande lavoro di squadra e siamo ancora in cammino.

La Radio Vaticana ha sempre parlato molte lingue, ma non avevamo palinsesti linguistici dedicati. La Web radio, che ora sta nascendo, debutta in italiano, francese, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco e armeno. Verranno creati nell’arco di quest’anno quasi 30 canali in diretta, corrispondenti ad altrettante lingue, ascoltabili sia sulla pagina della radio, sviluppata appositamente in sinergia con Vatican News, sia tramite l’attuale App di Radio Vaticana. Ampio spazio nei palinsesti sarà dato alla musica e alla liturgia in latino.

La Radio Vaticana trasmette via satellite, DAB+, digitale terrestre, internet e naturalmente onde hertziane. Non dobbiamo dimenticare che in particolare le onde corte incarnano ciò che Papa Francesco chiede con forza, ovvero arrivare alle periferie del mondo. Ci ha colpito molto la testimonianza di padre Pierluigi Maccalli, il sacerdote rapito in Niger nel 2018 e rilasciato ad ottobre del 2020. Dopo la liberazione, ha espresso il desiderio di venirci a trovare. Ci ha raccontato che durante la prigionia, nel deserto del Sahara, gli avevano concesso una radiolina ad onde corte, la sua ‘finestra di aria’. Grazie a quella piccola scatolina, ‘nonostante fosse necessario ripararla più volte e fosse aperta in due’, ci ascoltava in francese ed italiano e gli è stato possibile di partecipare anche alla Messa di Pentecoste con il Papa. Una vicinanza, ci ha detto, che non dimenticherà mai. E noi, da quando abbiamo conosciuto questa storia, ogni volta che studiamo come ottimizzare le trasmissioni verso l’Africa, portiamo nel cuore quelle che chiamiamo Emissioni Maccalli.

Oggi, celebrando questo novantesimo, guardiamo avanti, con la forza e la consapevolezza delle radici e il desiderio di portare nel mondo la luce del Vangelo. Per ogni buon cammino è necessaria la consapevolezza della provenienza e sapere in quale direzione si va. La Radio Vaticana ha una grande storia di servizio, a sostegno della fede, della libertà, della verità, della Chiesa, una storia scandita da decenni di gestione dei Gesuiti, che tutt’ora sono di guida in molte redazioni. Pio XI, nel primo radiomessaggio, si rivolse “a tutte le genti e ad ogni creatura”; attraverso la Statio Radiophonica Vaticana Pio XII fece appello tramite i microfoni affinché le tensioni non precipitassero nel baratro della Seconda Grande Guerra: in quegli anni bui la Radio svolse un servizio mirabile facendo da ponte, aiutando ad avere notizie sulla sorte di migliaia di persone disperse o prigioniere. La Radio ha superato ogni muro: negli anni dei totalitarismi è stata ascoltata da tanti clandestinamente, a rischio della propria vita, perché quello era l'unico modo per partecipare alla Messa. Ricordiamo anche la sfida del Concilio raccontato in circa 3 mila ore di trasmissione, i tanti viaggi internazionali e poi ancora l’adesione fondativa all’EBU (European Broadcasting Union), la maggiore associazione mondiale dei media di servizio pubblico. Abbiamo vissuto gli impensabili 72 giorni, iniziati con la morte di Paolo VI e rimasti alla storia come “l’Anno dei tre Papi”, che misero alla prova tutta la struttura. Abbiamo affrontato la rivoluzione digitale, seguita alle trasmissioni via satellite, e continue sfide fino ad arrivare a quella della pandemia che stiamo vivendo oggi, sempre per essere vicini a tutte le persone che cercano e desiderano ascoltare.

Editoriale pubblicato su Vatican News: https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2021-02/radio-vaticana-90-anniversario-voce-papa-menichetti.html

lunedì 4 gennaio 2021

Covid-19. Un anno dopo

 
Ormai tutti, o quasi, in Italia indossano la mascherina. In questo anno le zone sono diventate gialle, arancioni e rosse. Affianco alla parola lockdown anche delocalizzazione, smart working, cassa integrazione, fame, povertà, coprifuoco e morte: 1.835.901 ad oggi sono le persone, nel mondo, che non ci sono più a causa del virus. Si è lottato contro il tempo, sperato, cercato un vaccino. Ora c’è, ma la paura in molti rimane: del contagio, degli effetti collaterali del siero contro il coronavirus. Si sono moltiplicate ansie e disinformazione, la post-verità dei social media sembra a volte soppiantare la realtà. Le immagini sono vivide, le persone compresse, quasi non vogliono pensare. Continuo a vedere gente ai tavoli dei bar, quando non c’è il coprifuoco, come se nulla fosse, mentre dall’altra parte della strada sfilano le bare. Non esiste governo al mondo che abbia sottovalutato la pandemia, che ora non debba farci i conti. E i conti sono quelli delle persone che muoiono. Molti superano questa patologia, altri ne porteranno i segni per tutta la vita ed altri ancora, non la racconteranno mai. Da una parte chi spera in un cambiamento, una sorta di conversione spirituale, una nuova consapevolezza di responsabilità, verso la Terra, nei confronti dell’umanità tutta, dall’altra chi agita i vessilli della disgregazione irreversibile, della distruzione colpevole,  volontaria, meritata. In mezzo ci sono persone che cercano profitti ed altri che costruiscono speranza. In questi mesi si distinguono molto più facilmente egoismi e altruismi: uomini chinati su altri uomini e uomini di spalle. Continua ad incoraggiarmi e confortarmi il silenzioso costruire di quell’umanità prevalente che non abbandona mai nessuno.




lunedì 14 dicembre 2020

La fantasia di un bambino che vince ogni prova

Se potessi prendere un palloncino avresti la possibilità di scoprire il mondo”. Inizia con un dono il libro di Francesco, un’opportunità: volare alto su ogni aspetto, per vedere meglio, per non avere limiti, per giungere all’essenziale, essere leggeri, perché “nei sogni puoi realizzare qualunque cosa”. E’ la felicità la parola chiave di Francesco, lo dice lui stesso, spiegando di averla scoperta con l’immaginazione. Il suo desiderio è trasformare le emozioni in arte, “far sorridere e dare un po’ di allegria - spiega - ai bambini che hanno sofferto come me”. Undici anni, mentre scrive, e un cuore già grande, tanto da pensare di devolvere i proventi all’ospedale di Napoli, per comprare un nuovo macchinario. Lui sa bene l’importanza delle cure, rannicchiato com’era nella scatoletta di plexiglas riscaldata, poco tempo dopo essere venuto al mondo.

Francesco ha iniziato una lotta che non è finita, trasformando la paura in viaggio e l’incertezza in avventura. “Immagina” non è solo un sorprendente libro autoprodotto di parole e disegni, ma un percorso donato a bambini e adulti, dove si può salire a bordo di una barchetta giocattolo e diventare un capitano per navigare nell’infinito mare della fantasia, star seduti sulle nuvole con un amico, o pilotare il monomotore giallo, rosso e blu, dell’immaginazione. Tra i fogli ci si imbatte facilmente in una cornice che invita a dare forma all’invisibile, non lo è altrettanto rispondere a questa sfida, soprattutto in un tempo congestionato da velocità e realtà preconfezionate.

Ottantanove pagine rilegate da colori e pensieri, in cui la luce illumina la sofferenza, trasformandola a tal punto che: “Quando senti dolore nelle tue ossa saprai che stai crescendo, e la tua immaginazione si farà sempre più grande, finché non vedrai la luce del paradiso”. Sogni e fantasia diventano strumenti per vedere e vivere in profondità la realtà. A metà del libro campeggia un grande cuore rosso che si riverbera nel mondo, custodendo un abbraccio ed altri cuori, la famiglia: perché “con l’immaginazione puoi superare le paure e le situazioni difficili. Il motto della mia famiglia – afferma limpidamente - è ‘l’amore trionferà’”... continua a leggere su Vatican News

venerdì 10 luglio 2020

Penso un numero, ditemi qual è

Partiamo da un gioco, quello che ho proposto ai miei figli ieri sera: “Penso un numero, ditemi qual è”. Tutti provano, Giorgio, il più piccolo dei miei tre, mi fissa, pensa e poi: “Di che colore è il numero papà?”.
E’ da qui che bisognerebbe sempre partire, dal cambiamento della prospettiva, dalla capacità immaginativa, “dai piccoli”.
Allora forse l’analisi dei dati COVID, il tantissimo, forse troppo, parlare del post-covid, mentre il “mondo” mangia persone e sistemi, cederebbero il passo all’azione verso l’Altro: perché chi aiuta sa bene la differenza tra il parlare, il progettare e l’agire. Lo sanno medici, sacerdoti, suore, volontari, persone di buona volontà (ed in questa categoria ci sono anche: economisti, politici, demografi, studiosi, giornalisti…) che costruiscono, aiutano. Spesso è un lavoro silente, altre volte diventa un modello. Tanti profeti di sventura, tanti incantatori di serpenti, tanti interessi di parte, teorie del complotto e utilizzatori di dati, orientatori di preferenze, seminatori di guerre e discordia, venditori di morte. 
Guardo la mappa dei conflitti nel mondo e sembra un orrore senza fine, ed è un orrore, ma tra macerie, polvere di bit e violenza, crescono migliaia di storie di speranza, migliaia di cuori, di menti, di volti… generazioni intere capaci di generare la vita.

domenica 17 maggio 2020

COVID-19 La strategia dello struzzo

Sono appena tornato dalla farmacia, prima dal lavoro... Cosa mi colpisce? Che il 70% delle persone che ho incontrato non avevano la mascherina, o la portavano al polso, oppure sotto il naso... gruppetti che degustavano il gelato ed altri a passeggio in una piacevole serata romana.
Peccato che negli ultimi 2 mesi e mezzo sono morte, a causa del coronavirus, quasi 32 mila persone! Sono morte in una piccola porzione di territorio, non in tutta Italia.
Chiaramente ad oggi non esiste una difesa assoluta, ma presidi come le mascherine aiutano noi (a patto che tutti la indossino) e a prenderci cura degli altri...
Il virus non scomparirà semplicemente pensando che non esiste.

sabato 21 marzo 2020

COVID 19 un mese dopo


E’ commovente e inorgoglisce la risposta dei medici alla chiamata della protezione civile per le zone rosse a causa del COVID 19, in migliaia (7000), uomini e donne, dai ventenni agli ottantenni, da tutta Italia sono pronti a partire. Pronti a rischiare la vita. Oggi è stato un altro giorno da incubo: 793 morti in 24 ore. La Lombardia è la regione più colpita, drammatica la situazione anche in Veneto ed Emilia, qui in molti paesi non ci sono persone alle finestre o sui balconi che cantano, qui regna il silenzio del dolore e della paura. Quella paura che non hanno quelli che, come se nulla fosse, corrono, si spostano senza una necessità specifica, quelli che ancora si radunano. Incoscienza pura, minaccia per se e per altri, mentre tutto il Paese si ferma. Le fabbriche chiudono, i negozi hanno le serrande abbassate. Un grande sacrificio per tutti che al tempo dei social diventa creatività, canzoni postate e video scherzosi. Le città sono ferme, vuote, immobili, surreali, spettrali, al contempo nelle case si studia, cucina, spera, prega. La RadioVaticana – Vatican News aprono microfoni e piattaforme digitali per portare ancora di più il Vangelo, la parola del Papa a tutti, in tutto il mondo. #preghiamoinsieme  #tuttoandràbene

venerdì 21 febbraio 2020

Amare non uccidere - Aiutare non rinunciare

...e si riaccende il dibattito sull'aborto... Incredibile leggere ancora di "scelta privata", di "scelta della donna"... certo è così se non si sente il cuore che batte, se non si vede un corpo che cresce (al pari di quello di un adulto che si sviluppa, invecchia, decade, muore)... se si abbandonano le donne...
Tanti tanti anni fa, forse non c'erano le conoscenze mediche, tanti anni fa c'era forse un altro contesto...
Incredibile che ancora si parli di "scelta". L'uomo si forma dall'incontro di due cellule, il processo finisce con la morte.
Certo è che bisognerebbe supportare ogni donna, fornendo assistenza, qualunque assistenza: economica, psicologica, sociale, lavorativa, previdenziale... Invece si sceglie il silenzio e di lasciare che tutto si consumi "in un falso fatto privato": più semplice, più pratico, più economico per una società muta, cieca, sorda... meglio lo scontro di parole che investire e davvero generare una scelta. L'aborto si sconfigge con i fatti, amando. Invece in questo modo, oggi, tutti perdono: la vita dei piccoli, la donna che non sceglie davvero, la società che uccide se stessa

sabato 15 febbraio 2020

Nel tuo abbraccio - Perché una poesia non è mai solo cuore


Note che nessuno vedrà
Parole che nessuno ascolterà
Colori che nessuno toccherà

Sotto una pioggia di stelle
il riflesso di una clessidra
segna
diademi e tramonti

Il vento soffia
tra aquiloni
che dissolvono nuvole di sabbia

Occhi di questo mare
Cristallo
senza onde
strade
luna

D’improvviso
il cuore tracima se stesso

Nella certezza di Te

giovedì 26 settembre 2019

In Italia la Consulta apre al suicidio assistito

Da un lato la lucidità, lo smarrimento, la confusione, la malattia, la scelta di chi è affetto da patologie irreversibili e tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e che soffre ad un livello tale da ritenere intollerabile quella condizione; dall’altro il pensiero, la capacità di amare, aiutare, l’azione, il sostegno o il fallimento dell’uomo.

Da sempre il suicidio per la “cultura occidentale” è una sconfitta, è un aver ignorato, l’aver girato le spalle, il non essersi accorti, il non essere stati capaci di farsi carico di una condizione, di un male capace di divorare ogni speranza, di uccidere. 

Quando un uomo si suicida compie un gesto autolesionistico estremo dove in gioco non c’è solo la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, ma la famiglia, gli amici, l’intero gruppo sociale che lo circonda, fino ad arrivare allo Stato. La decisione della Corte Costituzionale che ha aperto al suicidio assistito ritenendo che in alcuni casi questo sia possibile, afferma ancora una volta un percorso di morte, chiudendo ad ogni azione verso l’altro, per l’altro.

Il punto su cui si è riflettuto non è stato l’uomo, ma la sofferenza dell’uomo, il non volerla guardare, accettare, curare, mitigare. La sofferenza da circoscritta è stata portata ad universale. Ora circa 4mila medici cattolici sono pronti all'obiezione di coscienza, ma è l’intera classe medica chiamata a riflettere sul senso di una professione che ha la missione di aiutare, salvare, rispettare la vita, non di sopprimerla. 

Lo stesso giuramento di Ippocrate impegna ogni medico al rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità. “La medicina - ha ricordato Papa Francesco -, per definizione, è servizio alla vita umana, e come tale essa comporta un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale: la medicina è a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo”. 

Il Papa parla di “strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte”. Il Papa nel marzo scorso ha ricordato che “la Trasfigurazione di Cristo ci mostra la prospettiva cristiana della sofferenza”, che “non è un sadomasochismo”. 

“Gesù ci assicura che la croce, le prove, le difficoltà nelle quali ci dibattiamo hanno la loro soluzione e il loro superamento nella Pasqua”. In questa prospettiva tutto si ribalta quindi e la paura, il dolore, lo smarrimento, diventano senso stesso dell’esistenza, ed essere vicino all’uomo che soffre, fragile, per aiutarlo, sostenerlo, l’unica risposta che abbia un senso.